sindacato 4.0

Bentivogli nel suo saggio su industry 4.0 inquadra lucidamente la situazione del lavoro e le sue prospettive nel futuro sempre più presente, ma non connette tale lucida visione del lavoro dei lavoratori al lavoro del sindacato. Se la prospettiva del lavoro è quella della connessione telematica, alternativa alla presenza in fabbrica; del raggiungimento degli obbiettivi, anziché della copertura di un orario; che senso ha per il sindacato ripartire dal luogo fabbrica?

Bentivogli è comprensibilmente affascinato dal WCM e dall’esperienza FIAT (FCA) ma questa è e resterà una esperienza singolare, forse replicabile o imitabile in qualche decina/centinaio di casi, mentre nel resto dell’industria manifatturiera che verrà, nella persistente, e forse nuovamente enfatizzata, dimensione medio/micro impresariale delle nicchie produttive sarà sempre più improbabile che il sindacato possa esserci e incidere significativamente.

Infatti il fattore determinante della logica produttiva sartoriale è il fattore tempo e sappiamo bene che il vecchio sindacato, anche per ragioni pratiche ben comprensibili, legate al consenso, oltreché alla elaborazione generale delle idee organizzative, non ha mai brillato per tempestività e non può pensare di brillare, entrando nel tempo reale e nella connessione diffusa delle persone e delle cose, se non cambia radicalmente.

Allora bisogna pensare ad un sindacato 4.0, che può essere un sindacato ad assetto variabile: sta in fabbrica, con maggiore competenza e migliore attenzione ai lavoratori e ai loro rappresentanti interni, quando la fabbrica c’è e raccoglie un certo numero di presenze stabili; sta soprattutto fuori dalla fabbrica per consigliare, assistere, sostenere, i lavoratori e i loro rappresentanti nel dialogo continuo con le direzioni e nella contrattazione degli accordi individuali/collettivi.

E, stando fuori dalla fabbrica che non c’è più, il sindacato può diventare la scatola cranica di quella intelligenza collettiva/connettiva del lavoro che può aiutare tutta la società a capire il lavoro, come prepararsi ad esso al meglio – scuola, formazione, università – prima, durante e dopo averlo avuto, perso, cambiato e ritrovato.

Il sindacato inoltre, con la sua presenza istituzionale diffusa, può diventare il connettore tra i tanti settori non dialoganti di una società mutante inconsapevolmente e può infettare con i virus dell’efficienza e del merito anche i settori della nostra società esenti dalla competizione di mercato.

Alla maniera di Scola: il sindacato voleva cambiare il mondo, ma il mondo ha cambiato il sindacato! Quando se ne accorgerà il sindacato? quando deciderà di farsi 4.0 come l’industria?

v.J.Craig Venter, Il disegno della vita,Milano 2014, p.235

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